17.10.11

Mostra Arte Cuneo Mario Vespasiani: “l’amore va oltre la crisi”

opera di Mario Vespasiani, tecnica mista su carta, cm 42x29,5, 2011

Sabato 8 ottobre 2011, alle 17,00 nel Salone d’Onore del seicentesco Castello dei Busca di Mango (Cuneo), è stata inaugurata la mostra “Eros e tartufi. Verità nascoste, messe in evidenza”. Un evento storico-artistico di grande spessore dedicato al cosiddetto “fungo di Afrodite”, vale a dire il tartufo. L’esposizione resterà aperta fino al 18 novembre, in concomitanza con la Fiera Internazionale del Tartufo bianco d’Alba. La mostra in effetti, è un evento inserito nel programma ufficiale della manifestazione ed è stato ideato proprio per essere in sintonia con lo slogan del 2011: “l’amore va oltre la crisi”. Il progetto scientifico è di Giordano Berti, storico dell’arte e noto scrittore, mentre l’allestimento è a cura dell’interior design Letizia Rivetti. Gli artisti coinvolti sono nomi ben noti nel panorama artistico nazionale e, in qualche caso, internazionale: Dino Aloi, Atanas Atanassov, Massimo Berruti, Maria Cecilia Bossi, Giacomo Cascioli, Lido Contemori, Maurizio Di Feo, Michael Gage, Fiorenzo Isaia, Ugo Marantonio, Giancarlo Montuschi, Letizia Rivetti, Gabriella Rosso, Mauro Rosso, Luigi Scapini, Paolo Spinoglio, Elisabetta Trevisan, Giorgio Turolla, Mario Vespasiani, Mario Zanoni. In alcuni casi, gli artisti hanno prodotto esplicitamente per questa occasione, in altri casi le opere esposte provengono da collezioni private, essendo i loro autori deceduti in tempi più o meno recenti o nel caso in cui le loro opere siano state reperite sul mercato. «Ciascun artista – sottolinea il curatore scientifico, Giordano Berti – ha interpretato in modo originale il tema del rapporto fra tartufi e seduzione dando vita ad opere di grande forza suggestiva che si caratterizzano per un contenuto sottilmente erotico, capace di evocare le mitiche proprietà afrodisiache del tartufo; le stesse proprietà sottolineate, lungo il percorso espositivo, da curiose ricette a base di tartufo tratte da antichi libri». La mostra è introdotta da curiosi documenti storici che testimoniano le credenze sul potere afrodisiaco dei tartufi. Questa sezione contiene ritratti di famosi personaggi che hanno raccontato dei poteri afrodisiaci del tartufo (Teofrasto, Galeno, Platina, Pietro Aretino e così via), accompagnati da citazioni delle loro opere. Tra le numerose citazioni letterarie raccolte da Berti, vale la pena riportare quella dell’umanista Bartolomeo Sacchi, detto il Platina, che nel 1474 pubblicò a Roma il libro De honesta voluptate et valetudine. Sosteneva il Platina che il tartufo: «…è un eccitante della lussuria, perciò è servito frequentemente nei pruriginosi banchetti di uomini ricchi e raffinatissimi che desiderano essere meglio preparati ai piaceri di Venere. Se questo viene fatto al fine di procreare, è cosa lodevole. Se invece si fa a scopo di libidine (come sono soliti fare parecchi oziosi ed intemperanti) è cosa quanto mai detestabile». Molto più sinteticamente, il cuoco bolognese Baldassare Pisanelli, nel suo Trattato della natura de’ cibi e del bere, edito per la prima volta a Roma nel 1583, scriveva dei giovamenti erotici portati dai tartufi: «Sono delicati al gusto, aumentano le sperma, e l’appetito del coito…». Anche se nel Rinascimento non esisteva la prova scientifica degli effetti afrodisiaci dei tartufi, queste idee, secondo Berti, sono rimaste sostanzialmente inalterate nei secoli successivi. Solo agl’inizi dell’Ottocento qualcuno deviò leggermente dalle credenze tradizionali. Tra costoro, il politico e gastronomo francese Jean Anthelme Brillat-Savarin, nel suo celebre Physiologie du goût (1825), dopo una lunga disquisizione sulle sue personali esperienze affermava: «Il tartufo non è per certo un vero afrodisiaco, ma esso può, in talune occasioni, rendere le donne più arrendevoli e gli uomini più desiderosi di piacere». La sezione storica propone anche due acqueforti settecentesche originai che attestano l’antichità delle credenze nelle qualità afrodisiache dei tartufi: La raccolta del tartufo (1731) di Martin Tyroff, e Il fulmine di Giove (1733) di Bernard Picart. Questa parte del percorso si conclude con alcune riviste d’inizio Novecento che utilizzano il mito del tartufo afrodisiaco per deridere i tombeur des femmes. Spicca fra tutte una litografia di Max Schwarzer, intitolata Das Trueffelschwain (il maiale da tartufi), apparsa nel 1920 su Simplizissimus, rivista satirica tedesca fatta poi chiudere dal Partito Nazionalsocialista. L’allestimento, curato dall’ArtStudioLetizia, contiene varie sorprese scenografiche: installazioni video, scenografie d’epoca, strutture luminescenti, e così via. L’esposizione è organizzata dall’Accademia Aleramica di Alba, in collaborazione con l’Enoteca Regionale “Colline del Moscato” e dell’Ente Fiera del Tartufo bianco d’Alba, con i contributi del Comune di Mango e della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Per informazioni:
www.mariovespasiani.com



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