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14.5.12

Laboratorio artigianale Alternative riciclo creativo made in Italy


myArtistic continua la serie d'interviste ad artisti, designer e creativi con Maria Teresa D'Angelo e Romina Serafini di Alternative:
un laboratorio artigianale al 100% "made in Italy" con show-room nella città di Ortona (Abruzzo). Si occupano di produzione e restyling di mobili e accessori d'arredo nell'ottica del Riciclo Creativo, con utilizzo d'oggetti d'antiquariato, modernariato e contemporanei. Il loro motto è "Ridare una seconda chance!" con colori, materiali e mix di stili ad oggetti dismessi. L'arredamento di casa deve rappresentare lo stile, gli ideali e il carattere del proprietario, è per questo che ogni pezzo deve essere scelto attraverso l'emozione che suscita in noi e a cui vogliamo dare il giusto significato per valorizzare il nostro gusto personale.

Per informazioni:
Alternative
Corso Matteotti, 108
66026 Ortona - CH
www.alternativeinrete.com

INTERVISTA

1- Cos’è per voi la creatività?
Creatività è l'idea che, uscendo dagli schemi, ci permette di concepire qualcosa di nuovo, creare nuove connessioni che si sostituiscono a quelle esistenti. Crediamo che ogni essere umano sia dotato di tale capacità e forse non è solo una prerogativa umana. La differenza sta nel coraggio di osare, nell'audacia di infrangere le regole e pensare al "mai pensato". Per alcune persone questo atteggiamento mentale è naturale e l'espressione della propria originalità ne è conseguenza diretta. Per quelli che invece hanno più difficoltà ad esporsi, la buona notizia è che la creatività può essere esercitata e sviluppata.

2- Che stili o movimenti d’arte o design vi hanno più influenzato nel vostro percorso evolutivo?

TERESA: nella mia formazione l'arte e l'artigianato hanno viaggiato sempre di pari passo dai tempi dell'Istituto D'Arte all'apprendistato nello Studio di uno scultore. Nel mio percorso tanta arte ha lasciato un segno: dai megaliti di Stonehenge, a Leonardo, alle botteghe dei rigattieri.

ROMINA: la mia formazione, completamente diversa, avviene in ambito scientifico. La passione per l'arte, da sempre, e la mia natura più pragmatica hanno determinato, crescendo, l'interesse per la grafica e il design fino a trasformarlo in un'attività lavorativa. Mi piace l'arte contemporanea e adoro la cultura POP. Il mio gusto è molto influenzato dallo stile degli anni '50 e '60 fuso con elementi più moderni e tecnologici.

3- C'è un filo conduttore... un messaggio che volete trasmettere attraverso le vostre creazioni?
Spesso la bellezza è intrinseca, nelle cose come nelle persone, basta solo saperla valorizzare.

4- Come vedete l'evoluzione dell'artigianato handmade in Italia?
Da parte del pubblico sembra che l'interesse sia fortemente spinto verso questa direzione, forse per il desiderio di maggiori garanzie e concretezza in contrapposizione con la perdita di qualità determinata in parte dal consumismo prima e, in seguito, dalla globalizzazione. Da parte del "settore pubblico", la scarsa sensibilità nei confronti della produzione artistica e artigianale, non facilita operare in questo settore: è molto difficile ottenere attenzioni e sostegno necessari per portare avanti i propri progetti. Da parte degli addetti ai lavori ci auguriamo sempre maggiore cooperazione e impegno affinchè il made in italy possa mantenere la meritata posizione di prestigio che si è guadagnato nel mondo.

5- Che differenza c'è oggi tra arte, design e artigianato?
I confini non sono più così delineati. Arte, design e artigianato sono espressioni di quella creatività di cui parlavamo all'inizio e svolgono funzioni l'uno a servizio dell'altro: il design più orientato alla funzionalità, e l'artigianato rivolto alla produzione manuale, necessitano della scintilla artistica da cui scaturisce l'idea. L'arte, a sua volta, si concretizza nel design e nelle realizzazioni artigianali così come nella composizione di un brano musicale, in un film, in un libro.

6- La decorazione può essere considerata una forma d'Arte?
Se stupisce, comunica un'emozione o un idea, ispira, è sicuramente arte! La decorazione è come la colonna sonora di un film: indispensabile, a volte, per sottolineare ed esaltarne la struttura e determinarne lo stile.

7- Re-design, eco-design... una moda o un progetto serio per migliorare l’ambiente e la cultura delle persone?
Nell'era della diffusione virale delle informazioni tutto può diventare moda, più o meno effimera. L'eco-design nasce da una sorta di naturale processo evolutivo dell'uomo che, un po' per necessità, un po' per una maggiore consapevolezza e sensibilità verso il mondo in cui viviamo, recupera e da nuovo valore a quelle cose che il consumismo "pre-crisi" ci ha esortato a gettare via in favore di roba sempre nuova da accumulare. Noi ci auguriamo che più che una moda diventi un ABITUDINE: così il contributo al miglioramento dell'ambiente sarebbe reale e sensibile.

8- E infine parlaci dei vostri progetti ed eventi futuri...
Alternative non ha ancora compiuto il suo primo anno di vita e, in questi primi mesi le nostre energie sono state dirette alla costruzione di una base solida per l'attività con uno sviluppo prevalentemente sul territorio. Il progetto è quello di creare una rete di collaborazione con altre realtà analoghe e complementari che condividano la nostra visione, a favore della crescita delle aziende coinvolte e della diffusione dell'idea. In laboratorio è in corso il progetto di una nuova linea di design realizzata in serie limitata, sempre nell'ottica dell'eco-compatibilità e dell'originalità, da affiancare alla realizzazione di pezzi unici che rimangono, comunque, il nostro biglietto di presentazione.




Post realizzato da myArtistic Blog Design
Atelier creativo di Padova che oltre a gestire un blog d'Arte e Design realizza decorazioni su mobili antichi restaurati e crea pezzi innovativi con arte, design e tecnologie all'avanguardia.
24.2.10

AltroSguardo design di Mattia Menegatti & Mara Melloncelli

pentaphon

AltroSguardo design è un progetto nato dalle menti creative di Mattia Menegatti e Mara Melloncelli, con la convinzione che la realtà e le cose che ci circondano non sempre sono ciò che sembrano, basta guardarle con occhi diversi, osservandole appunto con un altro sguardo. AltroSguardo design compie una personale ricerca e selezione per il recupero di oggetti apparentemente ormai inutili o inutilizzabili, secondo una vocazione poliedrica che proviene dai percorsi individuali dei suoi componenti: musica, teatro di ricerca, comunicazione, design e artigianato che si contaminano. Il lavoro consiste nel trasporre in realtà quello che l’istinto li suggerisce, cercando soluzioni pratiche a partire da una ri-concettualizzazione che supera la nozione di progresso nella sua accezione perpetuamente positiva. Il progresso non sempre è positivo e di sicuro non lo è per tutti. In questo senso hanno scelto di rifiutare il rifiuto, e quindi di ripensare-riutilizzare-riciclare i materiali e gli oggetti per farli entrare nelle case con una funzione da svolgere. L'intento è di creare oggetti utili, evitando la tendenza ad attribuire alle proprie creazioni significati e concetti astratti, sacrificandone spesso funzionalità e praticità. Promuovono quindi il recupero come atto di impegno verso uno stile di vita meno consumistico, teso alla sostenibilità concepita in senso olistico. Un contenitore globale in cui far interagire cultura, economia, politica. I loro prodotti non partono da un progetto predeterminato ma da quello che c’è, che si incontra lungo il percorso e da ciò che potrebbe diventare. Spesso è l’incontro di qualcosa di imprevisto mentre si cerca altro. Altre volte si tratta di un processo che definiscono “Design open source”. Un percorso creativo durante il quale un oggetto di design prodotto su scala industriale e destinato ad un utilizzo specifico viene trasformato in qualcos’altro con diversa funzione. Lavorano molto sull’immaginario, sulla percezione e sull’emozionalità. Si tratta, in questo senso, di un’ecologia della comunicazione e della mente. Vengono utilizzati materiali poveri, oggetti di scarto recuperati dalla strada, nei mercatini delle pulci o direttamente dalle persone che li buttano. Sono vecchi mobili, abiti e tessuti, oggetti e accessori che, attraverso un progetto di conversione, vengono trasformati, assemblati, riportati a diversa vita. Ne nascono singolari creazioni e complementi d’arredo, pezzi unici che acquistano nuova funzione. Il concetto è recuperare le storie, raccogliere ciò che si può far rivivere con particolare attenzione al passato, alla rielaborazione e al recupero. Il risultato è una collezione di oggetti spesso bizzarri, a metà strada fra arte e design. Pezzi unici che raccontano storie.

Rispondono all’intervista: Mattia Menegatti & Mara Melloncelli di AltroSguardo design

D- Cos'è per voi la creatività?
Partendo dal presupposto oggettivo che “non si inventa più niente di nuovo”, per noi creatività significa indagare le potenzialità di ogni oggetto, materiale o situazione. La creatività è un “esercizio” trasversale a tutta l’esistenza. Se l’essere umano non fosse stato creativo si sarebbe estinto. La vita stessa ci mette continuamente di fronte alla creatività come scelta necessaria per il cambiamento. Anche oggi, che si potrebbe pensare di essere al sicuro come società, sarebbe necessario un grande sforzo creativo collettivo per non andare incontro alla distruzione come stiamo invece facendo. Naturalmente la creatività può essere fine a se stessa o funzionale a piccoli o grandi progetti. Per noi è necessario avere un disegno, una cornice di coerenza nelle cose che facciamo, entro cui liberare la creatività. A volte questa può esprimersi con l’attribuzione di nuovo significati o nuove funzioni agli oggetti. Altre volte è un processo di “serendipità” che ci fa trovare qualcosa mentre cerchiamo tutt’altro. Allora la creatività è l’abilità di saper accogliere questo momento e sperimentarlo in un contesto specifico.

D- Come vedete l'evoluzione del design e della produzione di pezzi unici personalizzati?
Secondo il nostro punto di vista la tendenza a realizzare pezzi unici, sempre più personalizzati, è destinata a diventare espressione di una personalità individuale in cui può riconoscersi un’identità sociale collettiva. La circolazione dei saperi e delle informazioni, propria delle nostre società, genera sicuramente molte nuove possibilità anche solo rispetto a dieci anni fa. E’ naturale quindi che le idee si contaminino l’un l’altra molto velocemente, da un lato accrescendo le opportunità sociali, dall’altro indebolendo i legami, fondati sempre più sulla velocità d’interazione virtuale, più che su solide radici di conoscenza diretta. Ogni creativo, il designer come l’artista, cerca in questo contesto uno scopo personale, un senso nelle proprie creazioni. Cerca la propria identità fra le miriadi di altre identità. Il paradosso si viene a creare nel cercare di mantenere la propria identità e personalità, nel mare magnum di contaminazioni ed influenze che, a livello conscio e inconscio, subiamo nel processo creativo. Perciò è fondamentale individuare la cornice di coerenza entro cui lavorare. L’importanza di proporre qualcosa che non sia puramente estetico ma che stimoli l’intelligenza emotiva è per noi di primaria importanza. Nei nostri lavori l’accento è proprio sul legame tra il riconoscere una propria dimensione personale nel prodotto o nel progetto, legato al nostro vissuto/ tradizione e la memoria, o la premonizione, di una identità collettiva.

D- Il design è modellazione della forma?
Non solo e non necessariamente. Anzi, il design del futuro dovrà sempre più legarsi ai contenuti, ai messaggi che la forma vuole veicolare. Le tecnologie ormai sempre più alla portata di tutti tendono ad equiparare le competenze tecniche, da qui la necessità di idee nuove, diverse, che facciano emergere il concetto, e quindi la sostanza. Il termine “design” sta assumendo le più svariate (e a volte paradossali) connotazioni. Nuovi designer e nuovi progetti vengono presentati a decine ogni giorno. Ci fece sorridere un designer che abbiamo conosciuto qualche tempo fa il quale disse: “a Milano ormai sono tutti designer. Se provi a parlare con un salumiere sicuramente ti dirà che è un meat-designer”. Il termine è ormai inflazionato, rischia di essere un’etichetta modaiola svuotata di significato. Non vogliamo essere di quelli che si definiscono designer perché non saprebbero come altro chiamarsi.

D- Da cosa traete ispirazione per i vostri progetti?
Dalle contaminazioni “della strada”. A quello che vi accade. Alla gente che la percorre, che ci lavora. I nostri progetti hanno una matrice fatta di diversi elementi, frutto dei nostri percorsi esperienziali: musica, teatro di ricerca, comunicazione, design e artigianato. La nostra curiosità ci ha sempre spinto a cercare. Nello studio, nel lavoro, nelle passioni, negli ideali. Altrosguardo ha raccolto tutti questi input, li ha rielaborati e ha prodotto i progetti che stiamo facendo conoscere.

D- Quale designer vi ha più influenzato nel vostro stile?
Dovendo fare un nome, sicuramente Bruno Munari è uno dei nostri punti di riferimento. Un grande artista, un educatore intuitivo, un ottimo comunicatore dalla mentalità eclettica. Alcune sue frasi basterebbero a spiegare gran parte del nostro lavoro. (“Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch'io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima.” Bruno Munari, Verbale scritto, 1992).

D- Che differenza c'è oggi per te tra arte e design?
Alla base di entrambi c’è la volontà o meglio la necessità di trasmettere emozioni attraverso la creatività. Fondamentalmente l’artista e il designer sono egocentrici nei confronti della propria sensibilità e perseguono gli stessi scopi su percorsi apparentemente diversi che inevitabilmente si intersecano. Tuttavia una differenza fondamentale, forse, sta nella funzione ultima dell’oggetto/progetto. Un’opera d’arte può anche non essere capita, un progetto o un prodotto di design che non viene compreso ha in parte fallito la sua missione. Un’opera d’arte può non essere funzionale e, allo stesso modo un progetto di design può non avere nulla di artistico anche se ovviamente è meno accattivante.

D- Si parla molto di Eco-design: un progetto realizzabile e coinvolgente o soltanto una moda a breve termine?
Ci piacerebbe che l’enorme potenzialità della dimensione ecologica del design venisse convogliata in produzioni concrete, e non solo in affascinanti prototipizzazioni destinate a riempire i saloni delle fiere. E’ anche vero che se non se ne parla è difficile cambiare le cose, e questo è il lato buono di questa moda. Eco-design, Design del riuso, Recupero… ultimamente sono parole che si sentono un po’ dappertutto. L’opinione pubblica viene finalmente messa di fronte alla insostenibilità delle nostre consuetudini di vita. Ma cosa si fa per cambiare le cose? Cosa fa l’industria del design e cosa fanno le Pubbliche Amministrazioni, le Università i Centri di Design per dare spazio a questi progetti?. Occorrono sinergie, occorrono investimenti. Convegni e congressi non cambieranno le cose. I designer indipendenti devono pagarsi le esposizioni se vogliono far conoscere i propri prototipi. Non lo troviamo giusto. I soldi destinati a pagare i relatori dei famosi convegni potrebbero essere usati per permettere a nuovi creativi di partecipare gratis a questi eventi. Oltre alle idee e al lavoro per realizzarle devono pagare anche per farle vedere. Il circolo virtuoso che bisognerebbe attivare per avere un impatto efficace sull’ambiente e sugli stili di vita in generale richiede uno sforzo immane da parte di tutto il sistema.

D- Il valore del mobile antico sta scomparendo, come può ritornare la cultura del restauro e del mantenimento di mobili e oggetti d'epoca, che portano con sé pezzi della nostra storia?
A nostro avviso non sta scomparendo il valore del mobile antico ma sta crescendo invece la tendenza ad essere succubi di una cultura del low cost che tende ad omogeneizzare gli stili dell’abitare e dell’arredare. Oggi le case dei giovani sono quasi tutte simili, arredate con prodotti di colossi, che propongono design democratico a prezzi bassissimi e scarsa qualità. I materiali come il legno e le tecniche costruttive artigianali utilizzati in passato, hanno invece una qualità notevole, per non parlare dei vantaggi in termini di sostenibilità ambientale. E’ anche vero che il mercato dell’antiquariato e del modernariato è andato alle stelle, e ben pochi giovani possono permettersi anche solo un pezzo nella propria casa. E’ un peccato, perché come nell’abbigliamento, si tende all’omologazione. Invece si dovrebbe rivalutare il mobile restaurato o recuperato, valorizzandone la funzione propria della tradizione. In un certo senso è lo specchio di una perdita di memoria storica sociale, oltre che del modo di agire consumistico globalizzante. Far arrivare alle persone il messaggio che acquistando un pezzo usato e rielaborato secondo gusti individuali la propria casa assume personalità ed è motivo di distinzione dalle mode e dall’omologazione industriale è un po’ la nostra filosofia. La crisi economica sta d’altra parte mettendo in risalto il valore dell’usato e del baratto. Ci piace pensare che questo periodo complesso, generi più sensibilità e apertura verso una cultura di consumo critico e più consapevole.

D- E infine parlateci dei vostri progetti ed eventi futuri...
Stiamo lavorando ad un progetto espositivo con una più definita matrice artistica. Speriamo di poterlo proporre entro l’anno. Stiamo al contempo approfondendo il progetto di design open source, di cui la collezione “Messa in luce” fa parte. Ci piacerebbe consolidare le sinergie con alcuni gruppi indipendenti che abbiamo conosciuto agli ultimi eventi cui abbiamo partecipato (Young Designer Home in Vie di Fuga di Vicenza e Onirica Festival di Verona). Forse la partecipazione a Fuori Salone di Milano, chissà…


Lo Staff myArtistic ringrazia per la disponibilità:

Altrosguardo design
Officina creativa
Tel. 338/9770775 (Mattia)
Sito: www.altrosguardodesign.it
Mail: altrosguardo@lifegate.it
Myspace: http://www.myspace.com/altrosguardo
Facebook: altrosguardo design




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20.6.08

Recupero mobile antico


Gli studi indicano che durante cento anni consumeremo otto volte tanto.



  • Può il nostro globo sopportare un tal sforzo?

Bisogna sì apprezzare la gente che acquista mobili di design, ma quei mobili non devono essere prodotti da zero. C'è l'esigenza di prendere il vecchio e trasformarlo in nuovo senza sfruttare ancora risorse preziose. Il design moderno così razionale non crea troppo contrasto con la natura in cui dovremmo vivere...
  • "Non si può vivere nel passato ma si può costruire grazie al passato."
  • "Più vado avanti nel mio viaggio più capisco che ogni capello è numerato come ogni granello di sabbia." Bob Dylan


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