Martin Kippenberger è stato un grande artista tedesco il cui vissuto è stato caratterizzato da forti tensioni interiori e tormenti esistenziali. E’ morto 11 anni fa, ad appena 44 anni, lasciando un discreto patrimonio di opere. Una di queste raffigura la "famosa" rana crocifissa, con un boccale di birra in una mano ed un uovo nell’altra. L’autore l’ha definito un autoritratto nato da un periodo buio, ma nel tempo il messaggio dell’opera si è evoluto diventando simbolo del mitteleuropeo tipicamente ubriacone e blasfemo in privato ma integerrimo cattolico in pubblico. Insomma l’artista non intendeva creare un’opera blasfema, al contrario si scagliava contro l’ipocrisia di chi bada più all’apparenza che all’essenza delle cose. Chiunque colga il significato dell’opera non può che essere d’accordo con lui. Si tratta quindi di un’opera in difesa della religione nel senso più puro, non contro di essa. Ma per cogliere il significato dell’opera bisogna, per l’appunto non fermarsi all’apparenza ma al contenuto, interpretare il significante per giungere al significato. Impresa che appare per l’appunto disperata per una parte ben definita dei cattolici che l’artista ben conosceva. Contro l’opera di Martin
Kippenberger, la “rana in croce“, esposta nel nuovo Museo di Bolzano si era mosso anche il Papa, che, in una lettera del 7 agosto rivolta al Presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, aveva scritto che l’opera in questione “ha ferito il sentimento religioso di tante persone che nella croce vedono il simbolo dell’amore di Dio e della nostra salvezza che merita riconoscimento e devozione religiosa”. In un primo momento coperta da giornali e successivamente riposta in un angolo più nascosto del museo, la “rana in croce”, tuttavia, è rimasta esposta fino al 21 settembre, data di chiusura della mostra "Sguardo periferico e corpo collettivo". Così ha deciso la fondazione del museo, riunitasi il 28 agosto per stabilire il destino dell’opera.
Cosa è successo:
Il presidente provinciale Luis Durnwalder ha chiesto la rimozione dell’opera: “Si tratta di un’offesa”, lasciando anche intendere che l’artista era in realtà completamente pazzo: “Si tratta di un grande artista il cui vissuto è stato però caratterizzato da forti tensioni interiori e in questo caso sembra che egli abbia passato il segno”.
Il presidente del consiglio regionale Franz Pahl addirittura ha minacciato lo sciopero della fame.
L’assessore provinciale alla cultura Sabrina Kasslatter Mur : “Toglietela, ci offende, non siamo a New York“, tanto per far comprendere dove bisogna spostarsi perché l’arte abbia la libertà d’espressione.
Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale, ha detto: “Siamo rammaricati per la fine del dialogo tra mondo dell’arte e mondo religioso”. Ma certo, in fin dei conti siamo nel paese della Pietà di Michelangelo, della Cappella Sistina e dei musei vaticani, per la Chiesa il dialogo col mondo dell’arte consiste in: io ti pago e tu produci.
Il vescovo Wilhelm Egger ha affermato “I sentimenti religiosi hanno il diritto di essere rispettati. La rana crocifissa esposta al nuovissimo Museion d’arte moderna ha stupito tanti visitatori del Museion e li ha feriti nei loro sentimenti religiosi. Una mostra di opere simili non aiuta alla pace tra le culture e le religioni”.
Il presidente di An Alessandro Urzì parla di “atti blasfemi da parte degli autori”.
Dal canto suo Il Giornale, come sempre distinguendosi con l’analisi più approfondita, chiede provocatoriamente perché, come al solito, si sfotte la religione cattolica e non quella islamica. ...forse perché gli altoatesini che voleva sfottere Kippenberger sono cattolici?
E ora:
Ebbene, la direttrice Corinne Diserens, che aveva strenuamente difeso la scelta di esporre l’opera, è stata licenziata ieri. La motivazione ufficiale? Nel comunicato del consiglio della Fondazione del museo di arte moderna e contemporanea, riportato oggi dal Corriere della Sera, si legge: “La decisione è stata presa in seguito alla difficile situazione finanziaria determinata dalle ingenti spese impegnate senza l’autorizzazione degli organi collegiali e senza la necessaria copertura finanziaria”. Si parla di un buco di 500 mila euro e di mancata erogazione degli stipendi al personale. I sostenitori della ex direttrice (tra cui soprattutto i Verdi) ritengono, invece, che il licenziamento dipenda esclusivamente dalla polemica suscitata dall’esposizione della rana, che avrebbe fatto perdere circa dodicimila voti al Südtirol Volkspartei. Più recentemente, tra l’altro, un’altra scelta della Diserens è stata fortemente discussa: quella di esporre un’opera raffigurante una bandiera con una pseudo-svastica nella rassegna Sonic Youth, visitabile al Museion fino al 4 gennaio 2009.
E’ la dimostrazione che la battaglia per la laicità si combatte quotidianamente ad ogni latitudine del nostro sfortunato paese, purtroppo con esiti non soddisfacenti.
"Mi domando se l’offesa venga recepita nel significato dell’opera, cioè come critica nei confronti della fede quando ipocrita, e quindi implicitamente dichiarando che la fede sia una diffusa maschera, oppure sull’associazione cristo = rana che ci porta a un cristianesimo idolatra."